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Il 4 novembre che ci piace ricordare è quello del XX secolo PDF Stampa E-mail
News Federazione di Bari
Scritto da Franco De Mario   
Martedì 03 Novembre 2009 19:14

 

           
           
Non solo per via della sconfitta inflitta a prezzo di inenarrabili sacrifici, nel 1918 all’esercito austro-ungarico ed il sostanziale definirsi dell’Unità d’Italia ma anche perché, con la fine delle terribili bestialità della grande guerra, si registra il definitivo crollo dell’ “Ancien Règimè” .

            E’ proprio tra gli anni venti e trenta del XX secolo, infatti che prendono corpo i potenti movimenti  rivoluzionari e nazionali che scaturiti dall’accresciuta consapevolezza delle masse del proprio essere sociale, propugnano un ordine nuovo internazionalista che assommi al riconoscimento dei poteri degli Stati–Nazione quello dei poteri politici inscritti nell’irrompente partecipazione di ingenti masse popolari coinvolte.

 

            Non è un caso infatti se il definitivo tracollo delle voluttà imperiali di Guglielmo II è datato 3 novembre 1918, giorno del rifiuto dei marinai della flotta germanica e dei soldati di stanza a Kiel, a prendere il largo per un inutile colpo di coda militarista, issando sulle cime delle navi i drappi rossi del  movimento spartachista.

            Vero è che gli accadimenti dei successivi 30 anni attraversano i genocidi di un secondo e ben più tremendo conflitto mondiale.

            Vero è che solo nel 1948, nell’Italia defintivamente ricompostasi in forma di Repubblica Democratica fondata sul lavoro, sarà possibile leggere sulla sua Carta Costituzionale l’art. 11 che cita: “ L’Italia ripidia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”.

            Ed è la stessa Repubblica della Costituzione quella che sottoscrive l’art. 2 della Carta delle Nazioni Unite condividendo l’impegno a che: “I membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dall’uso della minaccia o della forza…”.

 

Il 4 novembre che ci piace ricordare è quello di oggi

 

            Respingiamo l’impiego dei nostri militari negli scenari di guerra, decisi dal più internazionalista dei poteri, quello del capitale finanziario globalizzato che fa starme e strage di genti e ordinamenti.

            Non vogliamo l’Esercito Italiano - erede di eroismi da Porta San Paolo a Cefalonia - coinvolto nelle uccisioni di migliaia e migliaia di civili in Afganistan; non vogliamo più contare le nostre vittime di guerra; non vogliamo pagare i 300 milioni di euro  che annualmente il Governo brucia in inutili imprese guerriere; non sappiamo cosa farne dei 131 bombardieri F35 acquistati al modico prezzo di 14,5 miliardi di euro; non sappiamo cosa farne delle nuove portaerei in approntamento.

            Sappiamo invece dei tagli continui alla spesa in favore dei cittadini della Repubblica; sappiamo quanto valgono oggi – 4 novembre – i nostri stipendi, le nostre pensioni, il nostro incerto lavoro; sappiamo dei tagli inflitti alla scuola pubblica ed ai sistemi dell’università, della ricerca, della tutela dell’ambiente e della salute e via dicendo.

            Sappiamo che tanti milioni di euro così spesi in azioni militari, non solo non alleviano affatto le sofferenze dei cittadini di Afganistan, ma potrebbero essere più utilmente impiegati dalle famiglie d’Italia per fronteggiare la gravissima crisi economica e dalle Istituzioni della Repubblica per favorire politiche sociali di accoglienza delle genti in fuga dalla guerra.

Bari, 3 novembre 2009

Franco De Mario – Segretario provinciale PdCI Bari

Il 4 novembre che ci piace ricordare è quello del XX secolo

Ultimo aggiornamento Martedì 03 Novembre 2009 19:26
 
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