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Nota della FGCI della BAT
«No alla scuola supermercato!
Avremmo preferito che la neonata provincia guadagnasse la ribalta nazionale per iniziative meritevoli di lode, ma – ahinoi! - lo scalpore è dovuto ad una proposta dell’assessore Pompeo Camero che prevede l’ipotesi di offrire ad aziende private la possibilità di acquistare arredi e suppellettili scolastiche in cambio di loghi pubblicitari da affiggere sugli stessi.
Credevamo, dopo la scuola “padana” di Adro (sulla quale l’assessore non si è espresso), di aver visto ormai tutto… ma ci mancava la scuola “supermercato”. Evidentemente l’assessore dimentica o non sa che nelle scuole è vietata per legge qualsiasi forma di pubblicità.
Sarebbe stato sicuramente più credibile un assessore che si fosse schierato a fianco degli operatori della scuola e degli studenti nelle manifestazioni contro la cosiddetta “riforma Gelmini”, che ha tagliato risorse, personale ed ore di lezione agli istituti scolastici. Una tale iniziativa, del resto, è la riprova delle carenze in cui versa la scuola pubblica, anche e soprattutto per l’insufficienza dei finanziamenti statali e per l’impossibilità di coprire con gli stessi le spese per gli arredi e il materiale scolastico in genere (gesso, carta igienica, fogli per fotocopie, detersivo, stracci,ecc.).
Secondo noi la scuola dovrebbe formare cittadini, per il dott. Camero evidentemente dovrebbe formare consumatori.
La credibilità dell’istituzione ”scuola” è fortemente sotto attacco. Basti pensare alle pressioni che presidi e professori riceverebbero dalle aziende-partner: i ragazzi potrebbero essere promossi “solo” perché figli o parenti di donatori di banchi e sedie e non perché realmente meritevoli. Senza considerare il rischio che questi sponsor possano incidere sulla qualità e sui contenuti dell’insegnamento, stabilendo cosa deve essere insegnato e cosa no.
La battaglia della Federazione Giovani Comunisti Italiani è per un sistema dei saperi che non sia più funzionale alle esigenze del mercato, ma che torni saldamente in mano pubblica e, lungi dall’essere terreno di macellerie sociali, formi le capacità umane, culturali e critiche dei cittadini». |