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Divieto di sventolare la bandiera rossa in Polonia PDF Stampa E-mail
Notizie nazionali
Scritto da Redazione Portale Comunisti Puglia   
Giovedì 14 Gennaio 2010 14:44

Roma lì, 13 gennaio 2010

 

Care/i Compagne/i,

 

come saprete, dopo il divieto di sventolare la bandiera rossa in Polonia, la Repubblica Ceca vuole mettere fuori legge il Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM), terza forza politica nazionale con circa il 15% dei voti. Il Ministero dell'Interno ceco aveva già messo fuori legge l'organizzazione giovanile comunista (KSM), che però ha vinto il ricorso in Cassazione.
Ora il governo ci riprova con una richiesta della Commissione Temporale per la valutazione della costituzionalità presso il Senato della Repubblica Ceca, di interdizione dell'attività del KSCM, accusato, tra l'altro, di avere una “visione marxista”.

 

Nell'esprimere totale solidarietà ai compagni di Boemia e Moravia, chiediamo che si attivi una grande campagna internazionale a sostegno del KSCM e contro le politiche antidemocratiche sempre più spesso adottate dai paesi dell'Europa dell'Est.

Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Gennaio 2010 05:28
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Parte il processo costitutivo della Federazione della Sinistra PDF Stampa E-mail
Notizie nazionali
Scritto da Donato Rapito   
Lunedì 07 Dicembre 2009 20:07

 

Parte il processo costitutivo della Federazione della Sinistra
E’ un processo aperto, avviato da Prc, Pdci, Socialismo 2000, Lavoro - Solidarietà, rivolto

a tutti i soggetti politici, le associazioni, i movimenti e le singole persone che vogliono

impegnarsi per il superamento del capitalismo e del patriarcato.

E’ necessario infatti invertire la distruttiva tendenza alla divisione e alla frammentazione

che ha sinora caratterizzato la sinistra di alternativa. Vogliamo costruire l’unità sulla base

della chiarezza programmatica e della piena indipendenza politica e culturale dal centro

sinistra. Ci poniamo quindi l’obiettivo di costruire la Federazione in relazione ai

movimenti e alle lotte sociali, al fine di sconfiggere il berlusconismo – moderna

espressione del sovversivismo delle classi dirigenti e della cultura reazionaria - e di

costruire l’alternativa sul piano sociale, politico e culturale.

A tal fine la Federazione riconosce e valorizza le diverse identità politiche e culturali che

sono maturate nell’ambito del movimento operaio, del movimento socialista e comunista,

del movimento pacifista e ambientalista, del movimento femminista, GLBTQ e dei diritti

civili ed in generale nelle lotte per la libertà e giustizia che si sono espresse nel movimento

altermondialista.

La Federazione è antifascista e assume il diritto al lavoro come fondamento della

democrazia e della dignità della persona. Considera essenziale il diritto all’istruzione e al

sapere. La vita della Federazione della sinistra si fonda sulla rappresentanza paritaria di

uomini e donne, sul rispetto del pluralismo, sulla partecipazione di esperienze individuali e

collettive e sul valore della prassi, intesa come centralità dell'azione sociale, che va

quotidianamente verificata nei luoghi del conflitto sociale, territoriale, ambientale e

culturale, dello sfruttamento e delle discriminazioni. In questi luoghi, nasce e cresce la

Federazione, si formano i nuovi dirigenti della sinistra, si realizza la partecipazione

democratica e si costruisce un nesso fra prassi, decisione politica e democrazia.

E’ in atto una profonda crisi del sistema capitalistico, frutto delle contraddizioni

accentuate dalla mondializzazione. La situazione attuale, nel sommare crisi economica,

finanziaria, alimentare, ambientale ed energetica, si presenta sempre più come crisi

sistemica che porta con sé la possibilità oltre che la necessità di costruire una alternativa

complessiva.

Nel generale quadro di peggioramento della condizione dei lavoratori, in particolare nel

nostro paese, la precarietà lavorativa è diventata l’invivibile condizione per intere

generazioni di giovani a cui il presente e il futuro vengono negati. La precarietà, che recide

legami sociali, genera insicurezza, solitudini ed individualismo, non è un fenomeno

2

naturale ed inevitabile ma il tratto distintivo del carattere barbarico e regressivo

dell’odierno capitalismo.

La guerra ha assunto un carattere permanente e costituente un nuovo ordine mondiale

fondato sul dominio neocolonialista e neoimperialista dei paesi ricchi. La crisi

approfondisce le contraddizioni e l’accaparramento delle materie prime e il controllo delle

aree strategiche è diventato il motore della tendenza alla guerra di questo capitalismo. Le

guerre “umanitarie” e di occupazione, condotte dalla Nato o da alleanze a geometria

variabile, hanno prodotto e producono crescente instabilità e rischiano di alimentare un

latente conflitto di civiltà. L’Onu è stata di fatto espropriata della funzione di mantenere la

pace mondiale e di risolvere i conflitti attraverso il dialogo negoziale e la diplomazia.

La globalizzazione si è nutrita di una enorme finanziarizzazione dell’economia che ha

avuto per anni la funzione di ritardare la crisi strutturale con l’effetto di aumentarne oggi

gli effetti devastanti. Questa finanziarizzazione ha prodotto una oligarchia priva di ogni

controllo democratico e operato una gigantesca redistribuzione del potere e del reddito dal

basso verso l’alto. Proprio la crisi finanziaria è il segno più evidente della crisi strutturale

del modello di produzione capitalistico.

La mondializzazione ha aggravato ed allargato le diseguaglianze; nel mondo come in

Italia, il divario fra Nord e Sud, fra zone ricche e zone povere. In questo contesto

assistiamo ad una vera e propria crisi alimentare che colpisce centinaia di milioni di

persone a fronte di una politica di rapina delle risorse del pianeta che vengono consumate

sino a metterne in forse gli equilibri. La mercificazione di ogni ambito sociale e materiale

ha prodotto una drammatica crisi ambientale in cui è messa pesantemente in discussione la

sopravvivenza stessa della specie umana. Il nomadismo per il lavoro ed una vita dignitosa

è la condizione dell’esistenza di tante donne e tanti uomini.

Parallelamente la globalizzazione ha esteso il lavoro salariato e ne ha pesantemente

aggravato lo sfruttamento. La perdita del controllo da parte dei lavoratori delle proprie

condizioni di lavoro e del rapporto con la natura è diventata ancor più profonda. Mentre il

capitalismo produce nel mondo enormi divari territoriali, le politiche restrittive

dell’immigrazione verso i paesi ricchi e la produzione di subculture securitarie e razziste,

celano il loro vero scopo, quello di determinare radicali forme di subalternità nell’accesso

ai diritti sociali, civili e politici, realizzando un livello intollerabile di sfruttamento fondato

sull’Apartheid.

I rapporti di potere economico, sociale e simbolico fra i sessi non sono affrancati dal peso

dei tradizionali ruoli. In particolare, la ripartizione diseguale e il disconoscimento di valore

del lavoro riproduttivo, l’accumulo di lavoro riproduttivo e lavoro retribuito, la ricaduta

che su di esso hanno il ridursi dello stato sociale e l’intreccio con la segregazione delle

lavoratrici migranti, esercitano una violenza distruttiva del genere femminile e della sua

libertà. In generale, la restaurazione capitalista si è nutrita ed ha alimentato subculture

sessiste e patriarcali finalizzate a legittimare un assetto sociale strutturato sulla

discriminazione di genere: nell’organizzazione familiare, nella destinazione dei tagli al

welfare, nelle condizioni di lavoro e salario.

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Nel mondo le politiche neoliberiste sono state accompagnate da un duro attacco alla

sovranità dei popoli ed alla democrazia politica. La manipolazione mass mediatica, la

connivenza con le organizzazioni mafiose e la riduzione della democrazia a delega passiva

sono gli elementi che caratterizzano la crisi della democrazia a livello mondiale. In Italia

questo processo è avvenuto attraverso l’introduzione di leggi maggioritarie e la riduzione

della dialettica politica alla contrapposizione tra due poli, uniti dall’idea di amministrare

l’esistente condividendo la sostanza delle politiche del lavoro, economiche e militari. Le

istituzioni rappresentative sono state espropriate dei loro poteri in favore degli esecutivi, il

suffragio universale e la sovranità popolare sono stati svuotati della loro forza

costituzionale. La partecipazione organizzata è stata sostituita dal rapporto plebiscitario fra

popolo e leader, i conflitti sociali e i movimenti civili sono impediti della possibilità di

incidere istituzionalmente, la politica è degenerata e si è separata dalla società. I partiti,

senza partecipazione democratica si riducono a strumenti nelle mani di poche persone e la

militanza si è trasformata spesso in carrierismo. Con il bipolarismo la questione morale si

è aggravata. Corruzione, autoritarismo e impunità dei potenti e dei loro conflitti di

interesse, rapporto mafie-politica e clientelismo hanno assunto una dimensione e un

carattere endemico, pervasivo e centrale nel funzionamento del sistema politico. E’ in

questo contesto di bipolarismo tra simili, di fallimento strategico della sinistra moderata,

che in Italia è nato il Berlusconismo, il quale esprime in forma estremizzata queste

tendenze generali.

La crisi capitalistica ha aggravato tutte le tendenze negative dentro una recessione

economica che viene scaricata sulle spalle dei più deboli. Di fronte a questa crisi, a nulla

servono i rattoppi che i vari G8 o G20 vengono via via definendo e si misura

concretamente il fallimento delle politiche liberiste e delle socialdemocrazie. Il punto

centrale è che la crisi segna in modo evidente il carattere regressivo del sistema

capitalistico che non è in grado di garantire lo sviluppo sociale e civile del pianeta. Per

questo riteniamo che il problema non sia quello di uscire dalla crisi del capitalismo ma

quello di uscire dal capitalismo in crisi per costruire quello che i popoli latinoamericani

hanno chiamato il socialismo del XXI secolo. Ci poniamo questo obiettivo a partire

dall’assunzione della validità dell’analisi marxista della società e dalla nostra scelta di

fondo di far parte del movimento mondiale contro la globalizzazione neoliberista.

In questa prospettiva i nostri principi ispiratori di fondo sono:

- La lotta per la pace. Per noi l’opposizione alla guerra, il superamento della Nato e

delle basi statunitensi in tutti i continenti, la promozione di processi di pace e di

disarmo nucleare e convenzionale, il dettato costituzionale dell’articolo 11, sono

contenuti irrinunciabili e non negoziabili.

- La difesa e l’estensione della democrazia. Riteniamo fondamentale la difesa e

l’attuazione della Costituzione a partire dal rilancio della partecipazione come

fondamento della politica. Ci battiamo pertanto per il superamento del bipolarismo,

contro ogni forma di presidenzialismo, per il ristabilimento della natura

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parlamentare di tutte le istituzioni e per una riforma elettorale proporzionale. Ci

battiamo per sviluppare i processi di democrazia partecipata e allargare la

democrazia sui luoghi di lavoro, al fine di garantire ai lavoratori il pieno esercizio

dei propri diritti sindacali, di eleggersi i propri rappresentati e di decidere sulle

piattaforme e gli accordi che li riguardano.

- La lotta per la liberazione del lavoro, per l’eguaglianza e contro ogni forma di

sfruttamento. A tal fine, partendo dalla nostra chiara scelta di classe nella lotta

contro il capitale, vogliamo operare per l’unità del mondo del lavoro a livello

nazionale e internazionale. Questo significa oggi in primo luogo contrastare ogni

forma di razzismo e di precarietà del lavoro. La Federazione ritiene proprio compito

indispensabile ricostruire una organizzazione politica di classe dei lavoratori, per

riaffermare una autonomia culturale ed una rinnovata azione politica di lotta dei

lavoratori. Vogliamo sviluppare le pratiche di mutualismo e di solidarietà, così

come il rilancio dell’inchiesta operaia, che rappresentano utili terreni di iniziativa

per la ricostruzione dell’unità dei lavoratori e delle lavoratrici.

- L’eguaglianza nei rapporti sociali e di produzione, nelle relazioni fra i sessi, contro

ogni razzismo o discriminazione sulla base della religione, del genere,

dell’orientamento sessuale.

- Sulla base del pensiero femminista, contrastiamo il patriarcato in ogni sua forma e

respingiamo ogni tentativo di controllo pubblico sul corpo e sulla libertà e

autodeterminazione delle donne. Riteniamo pertanto requisito fondamentale per la

Federazione la rappresentanza paritaria di donne e di uomini.

- I principi della laicità a partire dalle ragioni dell’Illuminismo e dei movimenti

antifondamentalisti. Vogliamo l’affermazione e l’universalità dei diritti civili e il

riconoscimento ed il rispetto delle differenze degli individui, delle differenti identità

personali e orientamenti sessuali. Difendiamo l’autodeterminazione individuale

nelle scelte sessuali e procreative.

- La lotta contro la mercificazione delle relazioni sociali e della terra, facendo nostro il

concetto di limite in un quadro di società sostenibile. Ci battiamo contro la

distruzione del welfare, per l’affermazione integrale dei diritti sociali per tutti e per

tutte. Ci battiamo contro la distruzione dell’ambiente, contro la scelta nucleare, per

una radicale riconversione ambientale e sociale dell’economia e per l’affermazione

piena dei beni comuni. Riteniamo beni inalienabili della comunità umana:

l’ambiente, le risorse naturali, l’acqua, la sovranità alimentare, il diritto

all’abitazione, così come la salute, la protezione sociale per la vecchiaia e per

l’infanzia, i servizi pubblici, i saperi, l’arte, il patrimonio culturale, la ricerca e

l’istruzione pubbliche. Il territorio e le aree urbane non sono beni a disposizione del

capitale e non possono essere sottratti al controllo pubblico e sociale. Lo stato deve

intervenire per salvaguardare il diritto al lavoro quando questo è messo a rischio

dall’azione economica individuale e privata.

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- Il diritto alla cultura e all’istruzione pubblica per tutti e tutte contro ogni tentativo di

privatizzazione del sapere. La cultura è un patrimonio universale, prodotto nel corso

della storia dell’umanità e ogni tentativo di privatizzarlo è del tutto arbitrario e

socialmente regressivo. Il valore sociale del sapere è quindi punto fondante la nostra

identità politica e siamo contrari a qualsiasi aziendalizzazione o privatizzazione

dell’università, della ricerca e della scuola. La riduzione a merce di ogni aspetto

della vita e delle attività sociali si accompagna alla subordinazione della ricerca

scientifica alle logiche del capitale. Noi ci battiamo contro questa sottomissione

della scienza al capitale e riteniamo che le ragioni storiche e filosofiche della libertà

della scienza non debbano porsi in contrasto con le esigenze della collettività e con

il rispetto dell’ambiente e degli ecosistemi.

- Il rilancio dell’intervento pubblico in economia. A partire dal fallimento del

neoliberismo proponiamo un rinnovato intervento pubblico che partendo dalla

proprietà pubblica del sistema creditizio si articoli nella promozione di politiche

industriali finalizzate alla riconversione ambientale e sociale dell’economia.

Riteniamo che il punto fondamentale su cui operare sia la costruzione di nuove

forme di intervento pubblico caratterizzate dal controllo e dall’autorganizzazione

sociale. In ogni luogo del mondo ci sono comunità, lavoratori e movimenti giovanili

che difendono l’ambiente in cui vivono e contrastano le condizioni di vita e lavoro

imposte dai nuovi rapporti sociali che il capitalismo determina. Noi scegliamo di

essere parte di queste esperienze e di impegnarci per costruire legami più solidi,

progetti e lotte comuni.

- Riteniamo necessario rimettere al centro dell’iniziativa politica la questione

meridionale. Economia illegale e mafie hanno accresciuto depressione e ostacolato

lo sviluppo economico e sociale del mezzogiorno. Questa situazione è aggravata

dalla ripresa dell’emigrazione giovanile. Perciò la Federazione assume come

fondamentale la valorizzazione dei saperi e delle risorse presenti nel mezzogiorno

recuperando margini per un intervento pubblico rispettoso del territorio e gestito

attraverso un allargamento del controllo popolare. Ciò deve coniugarsi con la

costruzione di un welfare di qualità che garantisca una pienezza di diritti sociali a

tutti e tutte. Decisivo a tal fine è il rilancio della battaglia contro le mafie e contro

l’intreccio tra economia legale e illegale che caratterizza tanta parte dei processi di

accumulazione della borghesia mafiosa. La lotta alle mafie non deve essere

interpretata come mera questione di ordine pubblico e/o giudiziaria, ma deve avere

al centro proprio la costruzione di un assetto sociale forte basato sul diritto al lavoro

e sulla certezza dei diritti sociali e civili.

- La centralità della questione morale e della riforma della politica. Molta parte

dell’attacco alle forme storiche della democrazia viene motivata dall’evidente crisi

morale delle classi dirigenti e dal distacco tra politica e società. La Federazione è

quindi impegnata ad elaborare regole di comportamento dei propri candidati ed

eletti, improntate al rispetto di una rigorosa etica pubblica e alla ricostruzione della

trasparenza nella gestione della “cosa pubblica”.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Dicembre 2009 20:09
 
Federazione della Sinistra: si parte. Oliviero Diliberto PDF Stampa E-mail
Notizie nazionali
Scritto da Redazione Portale Comunisti Puglia   
Domenica 06 Dicembre 2009 21:20

 
5 dicembre 2009 - Oliviero Diliberto: Federazione della Sinistra, si parte. Al teatro Brancaccio di Roma, nasce ufficialmente il progetto federale della Sinistra italiana che parte dai Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista, Socialismo 2000 e Lavoro e Solidarietà. Un punto di partenza non un perimetro delimitato di forze in campo. La Federazione di partiti, associazioni e forze politiche che vuole colmare l'urgente vuoto di opposizione nel nostro Paese. l'Intervento integrale di Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI.

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Gennaio 2010 07:21
 
Nasce la Federazione, poi i congressi della Sinistra Unita PDF Stampa E-mail
Notizie nazionali
Scritto da Redazione Portale Comunisti Puglia   
Giovedì 03 Dicembre 2009 17:36

federazione

“Mi sento un ‘orfano’. Non rappresentato. Mi sono dato alla macchia da oltre un anno, da aprile 2008 almeno, da quando cioè ho erroneamente pensato, dopo aver votato per anni comunista, che Veltroni e il Pd potessero rappresentare il cambiamento, la novità, la continuazione ideale del mio essere di sinistra. Ora non so più che dare, non so a cosa aggrapparmi e non so come fare a riconciliarmi con la sinistra. Aiutatemi”. Questa è la sintesi di una lettera giunta in Direzione, inviatami da un cittadino, compagno, ex iscritto al Pci. Quando l’ho letta ho subito pensato di rispondergli invitandolo alla manifestazione del 5 dicembre al teatro Brancaccio di Roma, alla nascita della Federazione della Sinistra.


Dopo mesi d’intenso e delicato lavoro, infatti, il 5 dicembre, parte finalmente la Federazione della Sinistra, nata dalla volontà dei Comunisti Italiani, Rifondazione, Socialismo 2000 e Lavoro-Solidarietà.
Ultimo aggiornamento Sabato 12 Dicembre 2009 02:48
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Napoli, PDCI: "Siamo intervenuti prima della Magistratura" PDF Stampa E-mail
Notizie nazionali
Scritto da Redazione Portale Comunisti Puglia   
Domenica 29 Novembre 2009 05:59
Napoli, PDCI: "Siamo intervenuti prima della Magistratura"

"Il PdCI assume la questione morale come uno dei tratti della propria identità e la questione morale è una questione politica e non giudiziaria, tanto è vero che Achille De Simone non è mai stato del PdCI; non gli è mai stata data la tessera nè consentita l'adesione al Gruppo consiliare del PdCI. La sua presenza nelle liste del partito è stata un errore grave di un gruppo dirigente azzerato e cacciato dal partito anni fa". E' quanto afferma il dipartimento organizzazione nazionale del PdCI.
Giovedì, 26 Novembre 2009 - 16:47 - Inviato da : ufficiostampa PdCI Nazionale

Ultimo aggiornamento Domenica 29 Novembre 2009 08:01
 
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LAVORO, ART. 18 - DILIBERTO: "REVISIONE E' MASCALZONATA DA REGIME AUTORITARIO"


"L'istituto dell'arbitrato per i licenziamenti è un'autentica mascalzonata: un orribile regalo del Governo Berlusconi ai padroni sulla pelle dei lavoratori". Lo dice il segretario del Pdci Oliviero Diliberto, convinto che "con l'arbitrato, il licenziamento diventerà solo un piccolo atto burocratico".

"E' la cancellazione definitiva - denuncia il segretario dei Comunisti Italiani - dell'articolo 18, già pesantemente messo in discussione dall'enorme precariato di migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi. Ma cosa è questo se non un regime autoritario?".

Inviato da : ufficiostampa | Mercoledì, 03 Marzo 2010 - 15:25

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