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Decreto “SalvaItalia”: recessivo e di classe
di Luigi Marino – resp. Economia del PdCI
Il Decreto legge, definito dal Presidente del Consiglio Monti “salva -Italia”, ha un chiaro carattere classista con effetti inevitabilmente recessivi, ma soprattutto non ripartisce i sacrifici in modo equo come più volte annunciato.
Una alternativa c’era ed era stata da più parti, e anche dai sindacati, avanzata, in modo da non far pagare coloro che non sono responsabili della crisi alla quale si è giunti, né dell’enorme debito accumulato, che indubbiamente costituisce una pesante ipoteca sullo sviluppo economico, ma anche sulla tenuta sociale e culturale del paese.
In materia fiscale soprattutto la manovra è inaccettabile. La lotta all’evasione ed alla elusione fiscale non può esaurirsi con il solo provvedimento sulla c.d. “tracciabilità dei pagamenti” per cui questi –se effettuati in contanti-non possono superare i mille euro.
Ben altro si poteva e si può introdurre per eliminare quella caterva di norme e di ingiustificate agevolazioni fiscali, tranne quelle a forte contenuto sociale previste per le famiglie, che consentono di evadere ed eludere l’obbligo fiscale.
Il grosso delle risorse indispensabili non può che derivare da una lotta coerente, costante ed incisiva – a tutti i livelli -all’evasione fiscale che è questione centrale per avviare un discorso di equità distributiva, facendo pagare quelli che sinora hanno mai o poco pagato, evitando quindi sacrifici insopportabili a quelli che non si sono mai sottratti al dovere repubblicano di contribuire alle spese pubbliche.
E’ da tempo che si ripete la litania del 27% del PIL che sfugge al fisco, del 3540% di IVA evasa e così per altre imposte. E più volte è stato ricordato, anche da Romano Prodi, che se avessimo un evasione fiscale nella media europea, non avremmo debito pubblico. Ma in attesa dei risultati di un’ azione a vasto raggio che non possono essere immediati, occorre accompagnare la lotta all’evasione con altre misure necessarie. Ecco perché è stata proposta da tempo l’introduzione di una imposta progressiva sul patrimonio complessivo posseduto da ciascun contribuente.
Di fronte al delinearsi di uno scenario di recessione, di cui si avvertono i primi segni, e che questo primo decreto Monti finirà per acuire, ben altri dovevano essere i provvedimenti in materia fiscale e quelli per reperire le risorse per la crescita allo scopo di riconquistare la “fiducia dei mercati”, contrastare le manovre speculative al ribasso sui titoli del debito pubblico, su quelli bancari, azionari, e di rilanciare l’economia, condizione indispensabile senza la quale non sarà possibile affrontare la stessa questione del debito pubblico.
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